Day 4 – 30 agosto 2011

Praça do Comércio

Lisboa, 30 agosto 2011
Sono un po’ provato, lo ammetto. Anche se che sono trascorsi solo tre giorni (di cui il primo è stato un assaggio…). Ma l’esperienza che sto facendo è molta (ed incredibile). Per cui, vale la pena stancarsi un po’.

Visto che non ho appuntamenti fissati per la mattina (il primo è con Paula alle 16:00), decido di prendermela comoda. Quindi, faccio colazione in albergo, come una persona normale (anche se il termine normale, riferito a me, non suona proprio… normale!!!), e con mia gioia ho la prima sorpresa della giornata: Mino, un amico, mi avverte che anche Angela (una lusofila-impenitente…) si trova a Lisbona.

Ecco cosa mi piace: il piacevole imprevisto. Qualcosa che non ti aspetti e che muta, a volte involontariamente, ma in maniera positiva, la tua giornata.

Le mando un messaggio (anche lei è sorpresa) e ci diamo appuntamento per un caffé in Praça da Figueira. Gli incontri di questo tipo, cioè inaspettati, danno un sapore diverso a ciò che stai facendo… rendono tutto più leggero.
Lei è in vacanza, anche se parlare di vacanza per chi soffre di Saudade do Portugal è riduttivo. Quindi provo a riformulare. Angela è “tornata” nei posti che la fanno sentire bene.
E pensare che non avrebbe dovuto essere a Lisbona, oggi. Ma il caso ha voluto (sottoforma di una piccola disavventura al suo ditone del piede) che lei rimanesse ancora qui. io però, difficilmente credo al caso. Il destino, anzi “O Fado”, ci ha messo lo zampino. Ne sono certo.

Un caffé… due chiacchiere… quattro passi fino alla Sé… e poi via ad incontrare un’altra “nuova” (per me) amica: Lurdes. Una portento di donna, con una vitalità incredibile. Ci scorrazza a bordo della sua auto fino a luoghi molto belli della città, ma difficilmente raggiungibili a piedi. Incluso l’acquedotto di Lisbona, che da vicino fa un certo effetto!!!
Fa una telefonata per avvisare il ristorante che stiamo per arrivare. E ci porta in quello che fu il primo ristorante italiano in Portogallo: La Gondola.
Adesso, però, è un ristorante portoghese (senza cattiveria, ma non sono venuto qui per mangiare italiano…). Non avevo il minimo dubbio che avremmo mangiato bene e bevuto ancora meglio (Lurdes, sei una vera buongustaia). Ma la vera sopresa (la seconda del giorno) è lei: Lurdes. Una donna che “ha vissuto”, piena di Forza, Energia. Una donna decisa, Viva. Ci racconta, dietro le domande di Angela e mie, la sua vita. Specialmente la parte antecedente il 25 aprile del 1974, giorno della “Rivoluzione dei Garofani” che ha segnato la fine della dittatura in Portogallo.
I suoi racconti, i suoi aneddoti, sono per noi un autentico tesoro. Capire, da chi lo ha vissuto, quel periodo è stato molto utile per inquadrare ancora di più un Paese ed il suo Popolo.

Mi riaccompagna quindi verso il Miradouro de Santa Luzia, dove ho l’appuntamento con Paula e con un altro fadista: Miguel Brito Rebelo. L’idea, oggi, è di fare qualche foto al Belvedere, che offre l’ennesima meravigliosa vista sulla città, e poi dirigerci all’interno del Castelo de São Jorge.
Miguel arriva accompagnato dal figlio, Tomás 12 anni. Lo shooting ha inizio e piano piano la tensione si scioglie. Riusciamo a trovare differenti situazioni, alcune anche di vita quotidiana scattate tra i vicoli dell’Alfama. Arrivati all’entrata del Castello, mi rendo conto di quanto la lettera di presentazione, che mi ha dato l’Ufficio del Turismo di Lisbona, ha effetto. Entriamo in 6 con un biglietto, a costo ZERO, di tipo giornalista. Scatto di continuo lungo le mura esterne del Castello, che offrono una vista impagabile specialmente a quest’ora del pomeriggio su Lisbona, e poi sopra il muro interno del castello. E tra uno scatto e l’altro Miguel ed io parliamo, ridiamo, ci confrontiamo. Come buoni amici. Ancora feeling…

La compagnia si scioglie subito fuori le mura, augurandoci di ritrovarci al più presto. Come Cavalieri che partono per una nuova missione, Angela ed io decidiamo di incamminarci a piedi verso il Rossio, dove anche le nostre strade si divideranno per un’ora circa. Prima però ci concediamo il fantastico lusso di una birra nella zona pedonale di Lisbona, Rua Augusta. Qui, per qualche minuto si ferma a parlare con noi uno dei vigilantes della mostra sul Fado che, riconoscendomi, mi saluta ed inizia a raccontarci qualche aneddoto circa gli artisti che erano esposti alla mostra.
Angela ed io ci salutiamo dandoci appuntamento dì lì ad un’ora per andare insieme al Clube do Fado.

Questo viaggio l’ho pensato come un’esperienza personale e solitaria. Ma l’incontro casuale con Angela, che come me ama queste atmosfere, ha reso il mio soggiorno a Lisbona, speciale.

Al Clube do Fado, facciamo subito la conoscenza con Mario Pacheco, chitarrista e proprietario del locale. Un po’ rammaricato ci dice che questa sera, causa gruppo di 30 persone, ha difficoltà a trovarci un tavolo in sala. Quindi dobbiamo accontentarci del piano di sopra, riservato solitamente agli artisti. A noi sta bene, anche perché ci permettono di entrare in sala durante le esibizioni. Subito dopo la prima esibizione, però, si libera un tavolo (!!!) proprio vicino ai cantanti: che gran colpo di fortuna! Peccato, però, che quasi tutta la serata, musicalmente parlando, sia rovinata.

Piccola parentesi romantica:
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Nelle Case di Fado, durante le esibizioni,
le luci vengono abbassate (quasi a zero)…
le posate smettono di far rumore…
ed i bicchieri smettono di tintinnare.
Si odono solo gli strumenti,
le voci dei fadisti,i sospiri di chi ascolta
e cento cuori in attesa di un’emozione.
Spesso si sta ad occhi chiusi,
come se le orecchie potessero diventare la Porta,
l’unica Via diretta al profondo del Cuore.
Se invece si riesce a stare con gli occhi aperti,
anche solo per pochi istanti,
può capitare di scorgere il riflesso di qualche lacrima
sgorgare da visi sognanti e rapiti…
Perché anche questo è FADO…
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Fine parentesi romantica… andiamo avanti.

Tornando a noi, dicevo, la serata è in parte rovinata del gruppone: urlano in maniera sguaiata, strepitano, applaudono prima che gli artisti abbiano finito il loro pezzo. Come fossero ad un concerto rock qualsiasi.
Ed, a volte, può capitare che gli artisti si stizziscano. Perché non viene rispettata la ritualità che si cela dietro questi momenti magici.

Anche stasera scatto non solo durante le esibizioni, ma anche durante le pause. Però meno del solito, complice anche un po’ di stanchezza che inizia a farsi sentire.
Mi ritrovo a parlare di nuovo con Miguel Capucho, il quale mi conferma che questa sera, per ultima, si esibirà Cuca Roseta. L’esibizione di Miguel non è risparmiata dal disturbo del gruppone che però, per nostra fortuna, se ne va prima che Cuca entri sulla scena.
Cuca, una giovanissima cantante. Donna dalla voce molto intensa. Mentre canta la sua espressione muta e sul suo volto le si disegna un’aria seria, quasi grave. Che però crea il giusto pathos. E, questa volta, quando non scatto, faccio fatica a tenere gli occhi chiusi, perché Cuca, oltre ad essere molto brava, è bella ed affascinante.

Poco prima di lasciare il locale, mi vengono a salutare i 2 ragazzi tedeschi incontrati la sera prima al Bacalhau. Sono contento che abbiano seguito il mio consiglio e mi fa piacere rivederli: nuovi volti familiari. Quasi come un rito… scatto loro un paio di foto con la promessa che gliele invierò una volta rientrato in Italia.

Nel tragitto a piedi verso il Rossio, e prima di rientrare stremato in albergo, mi fermo a scattare foto notturne qui nel cuore dell’Alfama.
Foto notturne rubate in silenzio…
Bisogno di Fado…

Boa noite…

Ivano C.

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