Lisboa, 01 settembre 2011
È mattina. La pioggia è passata. Come è arrivata, rapida ed impetuosa, così se n’è andata. Lasciandomi solo il ricordo dell’acqua e portando via con sé il freddo che stavo accumulando.
Oggi è l’ultimo giorno qui a Lisbona e, appuntamenti a parte, c’è la voglia di girare la città e di godermene l’atmosfera. Così, in tutta tranquillità.
Dopo la colazione, ci vediamo tutti e 3 (Angela, Susana ed io) al Rossio. Prima tappa è la Igreja de São Domingos. Poi, sempre a piedi, ci dirigiamo di nuovo al Museo do Fado: io, infatti, devo finire un po’ di foto. Ed alle 2 donzelle l’idea non dispiace affatto. ![]()
Durante il tragitto i miei occhi incrociano sguardi: di persone anziani, di giovani, di disperati. In tutti loro, comunque, c’è un aspetto comune: la dignità e la fierezza nei loro occhi e nel loro comportamento. Provo a scattare qualche foto cercando di mantenermi un po’ a distanza per evitare di disturbare. Per non influenzare il loro modo di “essere”. Mi fanno pensare. Sto in silenzio e i due neuroni che ho nella testa sono in movimento.
Arriviamo al Museo ed io riprendo il mio giro per fotografare il fotografabile. Anzi, per alcuni scatti chiedo il coinvolgimento di Angela e Susana che, tra una risata e l’altra accettano e si prestano al gioco. Non mancava molto a finire tutto il giro e di conseguenza riesco anche a godermi il Museo come farei se non stessi lavorando al progetto fotografico. Vedo la faccia contenta di Angela quando le scatto, all’interno del Museo, una foto in compagnia del suo idolo (anche se è stampato su un muro), Mariza.
Mangiamo al bar del Museo e, per non farci mancare l’atmosfera, chiediamo di far girare nell’impianto stereo un cd di Mariza.
Il sole, la buona compagnia, della buona musica ed un bicchiere di vino. Serve altro?
Ci incamminiamo per tornare verso la Baixa. Al Terreiro do Paço ci fermiamo ad ammirare quel piccolo monumento che considero un’autentica “Porta sul Mondo”: il Cais das Colunas. È pazzesco, questo posto. Tanto semplice quanto evocativo di un popolo e della sua predisposizione ad accogliere persone e ad avventurarsi oltre il mare, per scoprire e conoscere.
Decidiamo, quindi, di tornare nuovamente alla mostra “Ecos do Fado na Arte Portuguesa”: Susana non l’ha ancora vista, Angela ci torna volentieri ed io ne approfitto per salutare e ringraziare Vitor per tutto il supporto e per l’accoglienza… Oltre, ovviamente, a chiedere notizie circa la possibilità di andare questa sera allo spettacolo “Fado in Chiado”. Vitor, sorride. E mi dice che mi farà sapere con un messaggio nel pomeriggio.
Piccolo conciliabolo tra noi tre per decidere cosa fare.
Optiamo per una passeggiata a piedi verso l’Elevador da Bica. Sto cercando, infatti, posti da dove poter avere un’ottima panoramica sulla città: voglio riempirmi Cuore ed Occhi con questa meraviglia.
Durante il tragitto provo a buttare là, quasi per caso, un’idea un po’ stramba ad Angela: visto che non è sicura di cosa fare per il resto della vacanza… perché non viene anche lei a Coimbra?!?!? L’idea la solletica, la stuzzica. Ci penserà, mi dice, se questo non le comporta una penale per la disdetta dell’albergo che ha prenotato a Faro.
Arrivati alla Bica, ci guardiamo negli occhi e prendiamo una decisione coraggiosa: anziché prendere l’ascensore… ce la facciamo a piedi. EROICI!!!
E, credetemi, se non siete stati in questi posti… non riuscite ad immaginare quanto coraggio occorre per una scelta del genere!!!
))
Ma la fatica, dell’arrampicata, dello zaino e del cavalletto sulle spalle (che inizia a farsi sentire… al sesto giorno) e delle poche ore dormite… dicevo la fatica è ampiamente ripagata, con gli interessi.
A mano a mano che saliamo la via si anima e prende Vita, Colore, Calore.
Scorgiamo un’umanità varia e reale: bambini che giocano rincorrendo un pallone sulla strada in pendenza, donne che stendono il loro bucato colorato al fresco vento di Lisbona, uomini che trasportano merci o fanno traslochi, anziani seduti fuori delle case che scrutano il trascorrere del tempo.
Tutto questo mi parla, mi comunica, mi emoziona.
E poi, la Magia: mi volto indietro di tanto in tanto e questa piccola strada mi regala la meraviglia della vista del Tago, proprio quando l’ora volge verso il tramonto
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Mi rendo conto di non aver ancora parlato di uno degli aspetti che fin dalla prima volta mi ha fatto innamorare di questo paese: la Luce.
La qualità della Luce è unica, inimitabile. Ancora non ho avuto modo di apprezzarla appieno a Coimbra, ma qui a Lisbona è incanto allo stato puro. Sarà perché Lisbona è costruita su sette colli (come ROMA!!!), sarà per la vicinanza con l’Oceano, sarà perché dovunque c’è questa pietra bianca lucida che riflette perfettamente… resta il fatto che al mattino presto e verso l’ora del tramonto i raggi del Sole, radenti e tendenti all’arancio, colpiscono ogni angolo della città, incendiandola di tutte le tonalità calde che un occhio possa percepire. E volgendo lo sguardo dall’altro lato, rispetto al Sole,… il Cielo Blu.
Intenso. Azzurro. Terso.
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Scusate l’interruzione, riprendo subito il racconto…
La salita continua fino al Miradouro de S.ta Caterina. Ne avevo sentito parlare, ma rimango piacevolmente colpito: la vista, superba, sul Tago, si mescola a tutta la gente che popola questo piccolo spiazzo: rasta, punk, studenti, anziani. Non so più dove guardare. Gli occhi viaggiano ad una velocità folle alla ricerca di dettagli da memorizzare, da imprimere. Riesco a scattare qualche foto e la sensazione è che alcune siano venute decisamente bene!!!
Poco modesto? Forse, ma questo è ciò che sento.
Ci immergiamo nuovamente tra vicoli e strade e ad un certo punto mi fermo davanti ad un muro pieno di scritte, graffiti, manifesti… Non so perché ma mi colpisce. Chiedo ad Angela e Susana di avere un po’ di pazienza mentre mi viene l’idea di un autoritratto davanti a questo muro. Mentre preparo l’attrezzatura, un ragazzo portoghese, con una birra in mano, si avvicina e mi osserva tra il curioso ed il divertito. Lo guardo, gli sorrido. Preparo e scatto. Una, due, tre volte… fino a che non ottengo qualcosa di molto simile a ciò che mi ero prefissato nella mente. Il ragazzo si fa avanti e mi chiede cosa ci vedo, di particolare, in quel pezzo di muro. Me lo domanda, continua, perché anche un suo amico ama fotografare questo tipo di “scene”. Gli spiego che, tra le altre cose, sono molto affascinato dai “segni urbani” come questo. Sono segni narratori di una parte della popolazione: il loro modo di essere, la voglia di comunicare il proprio pensiero. E trovo sia un modo alternativo (non inteso come “snob”, ma semplicemente diverso) di entrare in contatto con una grossa parte dello strato più vivo e reale della città!
Ci salutiamo e noi tre riprendiamo il nostro pellegrinaggio verso il Bairro Alto ed il Chiado, quando il tanto sospirato messaggio arriva!!!
È Vitor, il quale mi dice di andare immediatamente al teatro. Ci stanno aspettando, per fotografare (io) ed assistere (le 2 fanciulle) allo spettacolo “Fado in Chiado”.
In Rua da Misericordia, al secondo piano di quello che può sembrare un piccolo centro commerciale, c’è un teatro. È qui, nel CINE TEATRO GYMNASIO, che quasi tutte le sere alle 19:00 va in scena lo spettacolo “Fado in Chiado”. Da quello che so è un evento rivolto principalmente ai turisti ed ai neofiti del Fado, ma ha l’enorme pregio di introdurre in maniera soft, quasi scanzonata, il Fado a chi ne è a digiuno. Diciamo che è un ottimo antipasto di quello che ti aspetta, dopo le undici di sera, nei vicoli del Bairro Alto e dell’Alfama…
Gentilissimi, come sempre, ci fanno entrare in sala prima di tutto il pubblico. Susana ed Angela prendono posto in prima fila. Io lascio lì le cose che non mi servono e mi metto con il treppiedi e la macchina fotografica da un lato. Pronto a spostarmi all’occorrenza.
Entra il pubblico e dopo pochi minuti lo spettacolo ha inizio, Due musicisti (viola e chitarra portoghese) accompagnano 2 cantanti giovanissimi (una ragazza ed un ragazzo) che si alternano alla voce. 45 minuti che filano via leggeri, piacevoli. Finito, rimango dentro il teatro a parlare con gli artisti e con i manager spiegandogli (a dire il vero… lo fa Susana per me!!!) il progetto.
Esco da lì contento. Un altro tassello del mosaico è stato sistemato al suo posto. Bene.
Nel frattempo Angela è tornata verso l’albergo (ci incontreremo più tardi) per vedere se riesce nell’impresa di annullare la prenotazione di Faro per il giorno dopo, senza rimetterci dei soldi.
Noi, invece, vaghiamo nel Bairro Alto perché… sono in “trance” da scatto feroce e selvaggio! E questa notte, non voglio perdere tempo.
Angela ci raggiunge ed andiamo a mangiare alla Tasca do Chico. Peccato, però, che stasera qui non c’è il Fado dal vivo ( a volte si esibiscono nell’altra Tasca, che si trova in Alfama). Non fa nulla, ci fermiamo lo stesso a cenare in questa piccola (e tipica) osteria, prima di riprendere il cammino nella lunga notte della movida lisboeta. Le piccole strade del Bairro Alto si popolano: di Gente, di Musica, di Vita.
La nostra tappa, adesso, è “O Faia”. Tra poco, per la gioia di chi sta cenando, canterà Lenita Gentil. Così, dopo averla fotografata al Pantheon, adesso riuscirò anche a sentirla cantare. Che voce! Piena. Profonda.
Anche lei è una di quelle persone che ha contribuito (e continua a farlo) a costruire la Storia del Fado! Ed io, sono molto onorato di averla incontrata e conosciuta.
Dopo la sua esibizione la salutiamo ed usciamo perché tra poco ci aspetta un altro locale. Prima di cena, infatti, casualmente abbiamo incontrato Cristiano da Sousa, il quale ci ha invitato ad andare al Café Luso dove stasera canterà. Un’altra occasione da non perdere. Il locale è molto bello ed elegante. Ci sediamo e Cristiano viene a bere qualcosa con noi e si ferma a fare due chiacchiere. Poi, è il suo turno. E sembra trasformarsi. Tranquillo ed un po’ timido, fuori dal palco, Cristiano cambia faccia mentre si concentra per cantare. E dal suo corpo, esce una voce che mi fa emozionare ed essere felice di essere venuto qui.
Grazie, Amico mio.
Che bella serata, anche questa! Ma è terminata. Domani mattina, infatti, dobbiamo prendere il treno abbastanza presto per Coimbra: prima di mezzogiorno devo incontrarmi con Silvia Aires, dell’Ufficio del Turismo della Regione di Centro.
È un‘overdose continua di emozioni, quella che sto vivendo.
Mi sembra di sognare. Ho paura di svegliarmi e scoprire che tutto è finto.
Invece NO!!!
Tutto questo è REALE. Ed io, ebbro di felicità torno verso l’albergo per la mia ultima notte di soggiorno qui a Lisbona…
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Notte a Lisbona
Notte di Luna
Notte di Stelle
Notte di Fado
sulla mia Pelle
Notte di un Senso
che mai risulta Vago
Notte passata
ad ascoltare il Tago
Notte nei Vicoli
tra Bairro Alto e Chiado
Notte a rincorrere
il mio intimo Fado
E proprio in questa Notte
che mai più scorderò
il mio pensiero a Lisbona
…Arrivederci …tornerò.
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Boa noite…
Ivano C.

Lisbona è la città europea che mi piace di più, per un periodo è stata la mia seconda città, ho voluto fare il mio viaggio di nozze proprio a Lisbona, mia Moglie ha gradito e ha detto che sembra un pezzo di Brasile in Europa.
La luce di Lisbona…E già, mi son sempre chiesto se nell’etimologia del nome di questa luminosa città non ci sia nascosto il destino che l’universo le ha assegnato….irradiare luce.
Più che Lisbona, con un gioco di parole, io l’avrei chiamata LuzBona. Ma staremmo qui a raccontare un’altra storia… un altro destino…un altro Fado. E tu Ivano, non ti fermare, continua a raccontare questa storia che riaccende il mio antico amore per questa Terra che canta e incanta e incatena il tuo cuore.(…”Quando uma guitarra trina, nas mãos de um bom
tocador… A própria guitarra ensina, a cantar seja quem for…” ) Boa noite irmão