Lenita Gentil – MOMENTOS

Lenita Gentil new CD: "Momentos"

Finalmente. E’ stato pubblicato.
Ne avevo parlato nei post precedenti, quando raccontavo dell’incontro con questa fantastica fadista.

Provo a rinfrescarvi la memoria.
Tramite Paula Cordeiro, una produttrice portoghese, avevo avuto la possibilità di incontrare e fotografare alcuni tra i più grandi fadisti (e fadiste) del Portogallo. Nuovi volti, in alcuni casi, e vere e proprie leggende, in altri.

Una di queste leggende, Lenita Gentil, ho avuto l’onore di fotografarla di fronte e dentro al Pantheon (Panteão Nacional) di Lisbona. Un luogo magico dove, manco a farlo apposta, è sepolta Amália Rodrigues.

In questa occasione, avevo ricevuto la richiesta di poter effettuare degli scatti non solo per il mio progetto fotografico sul Fado, ma anche per il CD che Lenita avrebbe pubblicato di lì a poco.

E, come per magia… il CD è uscito. Ed in copertina (io stesso stentavo a crederci), una delle foto che ho scattato in quel giorno (era il 31 agosto del 2011) a Lenita.
Ecco il link dove si può acquistare il CD e vedere la copertina:
http://www.fnac.pt/Lenita-Gentil-Momentos-CD-Album/a549773?Mn=-1&Mu=-13&Ra=-28&To=0&Nu=1&Fr=0 

Grazie Lenita.
Grazie Paula.
Avete dato un senso… al mio Viaggio.

Un abbraccio… tutto per voi.

Ivano C.

Day 07 – 02 settembre 2011 – Fine prima parte del viaggio

Rossio

Eccomi. Ci sono.
La prima parte del mio Viaggio è terminata.

Ho voluto dividerlo, mentalmente, in due parti.
La prima a Lisbona, quella che ho appena concluso. E la seconda è quella che mi appresto a vivere, a Coimbra.
La divisione l’ho fatta un po’ perché le città che sono due, distinte. Ed un po’ perché il Fado che sentirò a Coimbra sarà tutta un’altra cosa, rispetto al Fado di Lisbona.

Cosa? Volete che vi dica due parole sulla prima parte che si è appena conclusa?
E va bene, se insistete.
Però, prometto di non dilungarmi troppo, ma di concentrarmi sull’essenziale.

Sono partito un po’ spaventato, per questo viaggio. Ma con il passare delle ore sono riuscito a rilassarmi ed a godere di quanto stava accadendomi intorno: gli appuntamenti, gli Incontri, le Occasioni e le Emozioni.

Già, le Emozioni.
Quelle stesse Emozioni che provo ora, mentre riporto queste parole sulla carta… e che, ne sono certo, rivivrò sia quando le pubblicherò sul blog, sia ogni volta che penserò a questa Meravigliosa, Unica, Intima avventura… “sobre o Fado”!!!

A più tardi, caro Amico Diario.
A più tardi, cari Amici Lettori.

Ivano C.

Day 6 – 01 settembre 2011

Miradouro de S.ta Caterina

Lisboa, 01 settembre 2011

È mattina. La pioggia è passata. Come è arrivata, rapida ed impetuosa, così se n’è andata. Lasciandomi solo il ricordo dell’acqua e portando via con sé il freddo che stavo accumulando.

Oggi è l’ultimo giorno qui a Lisbona e, appuntamenti a parte, c’è la voglia di girare la città e di godermene l’atmosfera. Così, in tutta tranquillità.

Dopo la colazione, ci vediamo tutti e 3 (Angela, Susana ed io) al Rossio. Prima tappa è la Igreja de São Domingos. Poi, sempre a piedi, ci dirigiamo di nuovo al Museo do Fado: io, infatti, devo finire un po’ di foto. Ed alle 2 donzelle l’idea non dispiace affatto. :-)
Durante il tragitto i miei occhi incrociano sguardi: di persone anziani, di giovani, di disperati. In tutti loro, comunque, c’è un aspetto comune: la dignità e la fierezza nei loro occhi e nel loro comportamento. Provo a scattare qualche foto cercando di mantenermi un po’ a distanza per evitare di disturbare. Per non influenzare il loro modo di “essere”. Mi fanno pensare. Sto in silenzio e i due neuroni che ho nella testa sono in movimento.

Arriviamo al Museo ed io riprendo il mio giro per fotografare il fotografabile. Anzi, per alcuni scatti chiedo il coinvolgimento di Angela e Susana che, tra una risata e l’altra accettano e si prestano al gioco. Non mancava molto a finire tutto il giro e di conseguenza riesco anche a godermi il Museo come farei se non stessi lavorando al progetto fotografico. Vedo la faccia contenta di Angela quando le scatto, all’interno del Museo, una foto in compagnia del suo idolo (anche se è stampato su un muro), Mariza.
Mangiamo al bar del Museo e, per non farci mancare l’atmosfera, chiediamo di far girare nell’impianto stereo un cd di Mariza.
Il sole, la buona compagnia, della buona musica ed un bicchiere di vino. Serve altro?

Ci incamminiamo per tornare verso la Baixa. Al Terreiro do Paço ci fermiamo ad ammirare quel piccolo monumento che considero un’autentica “Porta sul Mondo”: il Cais das Colunas. È pazzesco, questo posto. Tanto semplice quanto evocativo di un popolo e della sua predisposizione ad accogliere persone e ad avventurarsi oltre il mare, per scoprire e conoscere.

Decidiamo, quindi, di tornare nuovamente alla mostra “Ecos do Fado na Arte Portuguesa”: Susana non l’ha ancora vista, Angela ci torna volentieri ed io ne approfitto per salutare e ringraziare Vitor per tutto il supporto e per l’accoglienza… Oltre, ovviamente, a chiedere notizie circa la possibilità di andare questa sera allo spettacolo “Fado in Chiado”. Vitor, sorride. E mi dice che mi farà sapere con un messaggio nel pomeriggio.

Piccolo conciliabolo tra noi tre per decidere cosa fare.
Optiamo per una passeggiata a piedi verso l’Elevador da Bica. Sto cercando, infatti, posti da dove poter avere un’ottima panoramica sulla città: voglio riempirmi Cuore ed Occhi con questa meraviglia.
Durante il tragitto provo a buttare là, quasi per caso, un’idea un po’ stramba ad Angela: visto che non è sicura di cosa fare per il resto della vacanza… perché non viene anche lei a Coimbra?!?!? L’idea la solletica, la stuzzica. Ci penserà, mi dice, se questo non le comporta una penale per la disdetta dell’albergo che ha prenotato a Faro.

Arrivati alla Bica, ci guardiamo negli occhi e prendiamo una decisione coraggiosa: anziché prendere l’ascensore… ce la facciamo a piedi. EROICI!!!
E, credetemi, se non siete stati in questi posti… non riuscite ad immaginare quanto coraggio occorre per una scelta del genere!!! :-) ))
Ma la fatica, dell’arrampicata, dello zaino e del cavalletto sulle spalle (che inizia a farsi sentire… al sesto giorno) e delle poche ore dormite… dicevo la fatica è ampiamente ripagata, con gli interessi.
A mano a mano che saliamo la via si anima e prende Vita, Colore, Calore.
Scorgiamo un’umanità varia e reale: bambini che giocano rincorrendo un pallone sulla strada in pendenza, donne che stendono il loro bucato colorato al fresco vento di Lisbona, uomini che trasportano merci o fanno traslochi, anziani seduti fuori delle case che scrutano il trascorrere del tempo.

Tutto questo mi parla, mi comunica, mi emoziona.

E poi, la Magia: mi volto indietro di tanto in tanto e questa piccola strada mi regala la meraviglia della vista del Tago, proprio quando l’ora volge verso il tramonto

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Mi rendo conto di non aver ancora parlato di uno degli aspetti che fin dalla prima volta mi ha fatto innamorare di questo paese: la Luce.

La qualità della Luce è unica, inimitabile. Ancora non ho avuto modo di apprezzarla appieno a Coimbra, ma qui a Lisbona è incanto allo stato puro. Sarà perché Lisbona è costruita su sette colli (come ROMA!!!), sarà per la vicinanza con l’Oceano, sarà perché dovunque c’è questa pietra bianca lucida che riflette perfettamente… resta il fatto che al mattino presto e verso l’ora del tramonto i raggi del Sole, radenti e tendenti all’arancio, colpiscono ogni angolo della città, incendiandola di tutte le tonalità calde che un occhio possa percepire. E volgendo lo sguardo dall’altro lato, rispetto al Sole,… il Cielo Blu.

Intenso. Azzurro. Terso.
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Scusate l’interruzione, riprendo subito il racconto…

La salita continua fino al Miradouro de S.ta Caterina. Ne avevo sentito parlare, ma rimango piacevolmente colpito: la vista, superba, sul Tago, si mescola a tutta la gente che popola questo piccolo spiazzo: rasta, punk, studenti, anziani. Non so più dove guardare. Gli occhi viaggiano ad una velocità folle alla ricerca di dettagli da memorizzare, da imprimere. Riesco a scattare qualche foto e la sensazione è che alcune siano venute decisamente bene!!!
Poco modesto? Forse, ma questo è ciò che sento.

Ci immergiamo nuovamente tra vicoli e strade e ad un certo punto mi fermo davanti ad un muro pieno di scritte, graffiti, manifesti… Non so perché ma mi colpisce. Chiedo ad Angela e Susana di avere un po’ di pazienza mentre mi viene l’idea di un autoritratto davanti a questo muro. Mentre preparo l’attrezzatura, un ragazzo portoghese, con una birra in mano, si avvicina e mi osserva tra il curioso ed il divertito. Lo guardo, gli sorrido. Preparo e scatto. Una, due, tre volte… fino a che non ottengo qualcosa di molto simile a ciò che mi ero prefissato nella mente. Il ragazzo si fa avanti e mi chiede cosa ci vedo, di particolare, in quel pezzo di muro. Me lo domanda, continua, perché anche un suo amico ama fotografare questo tipo di “scene”. Gli spiego che, tra le altre cose, sono molto affascinato dai “segni urbani” come questo. Sono segni narratori di una parte della popolazione: il loro modo di essere, la voglia di comunicare il proprio pensiero. E trovo sia un modo alternativo (non inteso come “snob”, ma semplicemente diverso) di entrare in contatto con una grossa parte dello strato più vivo e reale della città!

Ci salutiamo e noi tre riprendiamo il nostro pellegrinaggio verso il Bairro Alto ed il Chiado, quando il tanto sospirato messaggio arriva!!!
È Vitor, il quale mi dice di andare immediatamente al teatro. Ci stanno aspettando, per fotografare (io) ed assistere (le 2 fanciulle) allo spettacolo “Fado in Chiado”.
In Rua da Misericordia, al secondo piano di quello che può sembrare un piccolo centro commerciale, c’è un teatro. È qui, nel CINE TEATRO GYMNASIO, che quasi tutte le sere alle 19:00 va in scena lo spettacolo “Fado in Chiado”. Da quello che so è un evento rivolto principalmente ai turisti ed ai neofiti del Fado, ma ha l’enorme pregio di introdurre in maniera soft, quasi scanzonata, il Fado a chi ne è a digiuno. Diciamo che è un ottimo antipasto di quello che ti aspetta, dopo le undici di sera, nei vicoli del Bairro Alto e dell’Alfama…
Gentilissimi, come sempre, ci fanno entrare in sala prima di tutto il pubblico. Susana ed Angela prendono posto in prima fila. Io lascio lì le cose che non mi servono e mi metto con il treppiedi e la macchina fotografica da un lato. Pronto a spostarmi all’occorrenza.
Entra il pubblico e dopo pochi minuti lo spettacolo ha inizio, Due musicisti (viola e chitarra portoghese) accompagnano 2 cantanti giovanissimi (una ragazza ed un ragazzo) che si alternano alla voce. 45 minuti che filano via leggeri, piacevoli. Finito, rimango dentro il teatro a parlare con gli artisti e con i manager spiegandogli (a dire il vero… lo fa Susana per me!!!) il progetto.
Esco da lì contento. Un altro tassello del mosaico è stato sistemato al suo posto. Bene.

Nel frattempo Angela è tornata verso l’albergo (ci incontreremo più tardi) per vedere se riesce nell’impresa di annullare la prenotazione di Faro per il giorno dopo, senza rimetterci dei soldi.
Noi, invece, vaghiamo nel Bairro Alto perché… sono in “trance” da scatto feroce e selvaggio! E questa notte, non voglio perdere tempo.
Angela ci raggiunge ed andiamo a mangiare alla Tasca do Chico. Peccato, però, che stasera qui non c’è il Fado dal vivo ( a volte si esibiscono nell’altra Tasca, che si trova in Alfama). Non fa nulla, ci fermiamo lo stesso a cenare in questa piccola (e tipica) osteria, prima di riprendere il cammino nella lunga notte della movida lisboeta. Le piccole strade del Bairro Alto si popolano: di Gente, di Musica, di Vita.

La nostra tappa, adesso, è “O Faia”. Tra poco, per la gioia di chi sta cenando, canterà Lenita Gentil. Così, dopo averla fotografata al Pantheon, adesso riuscirò anche a sentirla cantare. Che voce! Piena. Profonda.
Anche lei è una di quelle persone che ha contribuito (e continua a farlo) a costruire la Storia del Fado! Ed io, sono molto onorato di averla incontrata e conosciuta.
Dopo la sua esibizione la salutiamo ed usciamo perché tra poco ci aspetta un altro locale. Prima di cena, infatti, casualmente abbiamo incontrato Cristiano da Sousa, il quale ci ha invitato ad andare al Café Luso dove stasera canterà. Un’altra occasione da non perdere. Il locale è molto bello ed elegante. Ci sediamo e Cristiano viene a bere qualcosa con noi e si ferma a fare due chiacchiere. Poi, è il suo turno. E sembra trasformarsi. Tranquillo ed un po’ timido, fuori dal palco, Cristiano cambia faccia mentre si concentra per cantare. E dal suo corpo, esce una voce che mi fa emozionare ed essere felice di essere venuto qui.
Grazie, Amico mio.

Che bella serata, anche questa! Ma è terminata. Domani mattina, infatti, dobbiamo prendere il treno abbastanza presto per Coimbra: prima di mezzogiorno devo incontrarmi con Silvia Aires, dell’Ufficio del Turismo della Regione di Centro.

È un‘overdose continua di emozioni, quella che sto vivendo.
Mi sembra di sognare. Ho paura di svegliarmi e scoprire che tutto è finto.
Invece NO!!!
Tutto questo è REALE. Ed io, ebbro di felicità torno verso l’albergo per la mia ultima notte di soggiorno qui a Lisbona…
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Notte a Lisbona

Notte di Luna
     Notte di Stelle
Notte di Fado
     sulla mia Pelle

Notte di un Senso
     che mai risulta Vago
Notte passata
     ad ascoltare il Tago

Notte nei Vicoli
     tra Bairro Alto e Chiado
Notte a rincorrere
     il mio intimo Fado

E proprio in questa Notte
     che mai più scorderò
il mio pensiero a Lisbona
     …Arrivederci …tornerò.

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Boa noite…

Ivano C.

Day 5 – 31 agosto 2011

Penso Mas Não Existo

Lisboa, 31 agosto 2011
Yawn… ormai mi sto abituando a questi orari ed a questi ritmi. Tardissimo la notte e poi, al mattino, mi alzo un poco più tardi. Tanto, anche per questa mattina non ho appuntamenti. Per cui riesco a prendermela più comoda.

Esco qualche minuto sul balcone, l’aria è già tiepida. Chiudo gli occhi e sento una leggera brezza che mi accarezza il viso e mi passa tra i capelli…
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L’Attesa

Lo Sguardo corre sui tetti
     di una città baciata dalla Luce
mentre la Mente libera il ricordo
     di pensieri sospesi lungo i binari della Vita
ed il Cuore si nutre di aspettative
     nell’attesa di notti di Fado.
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Dopo la colazione esco per andare ad incontrare non UNA, ma DUE amiche: Angela e Susana. Che bello, sono contento!
Condividere questa esperienza, anche se in maniera casuale, con persone che hanno la stessa passione è un vero toccasana per l’Anima.

(Piccola doverosa parentesi)
Prima del viaggio avevo dichiarato che volevo rimanere da solo, affrontare questo “lavoro” con me stesso. E basta. Volevo risolvere tutti gli eventuali problemi contando solo sulle mie forze. E sono partito con questo intento.
Ma la casualità, il destino (O FADO!!!) mi ha portato a Lisbona ad incontrare Angela (prima) e Susana (poi). E ne sono stato felice.
(Fine parentesi)

L’appuntamento con Angela e Susana è, come ormai avrete imparato anche voi seguendo i miei passi su questo blog, al Rossio. Ormai l’ho eletto a punto di riferimento personale (e sicuramente non sono così originale, visto che stiamo parlando della piazza centrale più frequentata di Lisbona!. Da qui, con poco, si raggiunge ogni luogo della città, abbastanza facilmente.
Decidiamo di girare nella zona che, dal Chiado, porta al Bairro Alto. Senza nessuna mèta particolare. Per il solo gusto di assaporare l’atmosfera lisboeta.

Ci fermiamo a mangiare in un piccolo, ma accogliente bar in Rua da Trindade, proprio vicino al Teatro da Trindade (ospitato in un bell’edificio). In questo bar, Infusão Crêperie, si mangia moooooolto bene, è frequentato da portoghesi e da pochi turisti. L’ideale, se si vuole entrare in contatto “vero” con la città ed i suoi abitanti.
La lingua, anche se parlo 8 parole in tutto di portoghese, non è un problema. Visto che Angela la parla abbastanza bene (escludo Susana perché per lei… è troppo facile!!!).

Una cosa mi colpisce. Di fronte al bar c’è una scritta ben visibile, sopra un muro: “Penso mas não existo” (Penso, ma non esisto).
Questa frase fa, appunto, pensare molto. Specialmente in un periodo storico come questo in cui il mondo è in piena crisi (economica, politica, morale, ecc…). Ed il Portogallo non fa eccezione, anzi.

Finito il pranzo, chiedo alle due fanciulle se hanno voglia di accompagnarmi al nuovo incontro pomeridiano con Paula e la fadista di oggi: Lenita Gentil. Entrambe accettano ed insieme ci dirigiamo verso la Praça do Comercio per prendere la metropolitana fino alla Estacão de S.ta Apolonia.
Mi viene in mente che potrebbe essere una buona idea comprare un fiore. Potrei, ad esempio, scattare delle foto a Lenita mentre lei porta il fiore sulla tomba di Amália Rodrigues.

Ah, già… che sbadato. Quasi dimenticavo.
L’appuntamento è al Pantheon (Panteão Nacional). Qui, come nel Pantheon a Coimbra, sono sepolti gli antichi Re portoghesi, oltre a grandi uomini che hanno fatto la Storia di questo paese.
Con una eccezione. Infatti, le spoglie di una sola donna riposano qui dentro: Amália Rodrigues. A lei, Regina indiscussa del Fado (morta nel 1999), è stato concesso l’onore di essere seppellita qui. Questa decisione, comunque, ha creato anche diverse polemiche tra chi sosteneva che Amália non avesse contribuito alla storia portoghese, e chi invece asseriva che lei abbia portato il nome e la fama del Portogallo e del popolo portoghese… ben oltre i confini spagnoli!!!

Dicevo: decido di comprare un fiore e, al Terreiro do Paço, acquisto un girasole. Mi dirigo verso l’appuntamento con Paula, proprio di fronte al Pantheon. Lei è appena arrivata e mi consegna subito una busta con i CD per me e per Alexandra (il direttore dell’Ufficio Turismo Portoghese di Milano, grazie alla quale mi trovo qui, ora!!!): che bel regalo. Al mio ritorno li ascolterò subito: Lenita, Milene, Miguel, Nuno e Cristiano.
Poco prima dell’arrivo di Lenita, Paula mi dice che il manager di Lenita vorrebbe utilizzare le foto che scatterò oggi, per il CD che Lenita sta preparando e che verrà pubblicato a breve: ne sono molto felice e lusingato. Questo viaggio, oltre al progetto fotografico sul Fado, mi sta offrendo anche molte altre opportunità e sorprese.

Lenita arriva dopo qualche minuto e, fatte le presentazioni, iniziamo a parlare degli scatti che faremo. La giornata è molto ventosa. Lenita ha i capelli molto lunghi e temo che questo ci creerà qualche difficoltà.
Mentre Angela e Susana ci raggiungono, noi iniziamo a scattare le prime foto fuori, di fronte al Pantheon. Con Paula, decidiamo che è ora di entrare. Le consegno la lettera di Vitor e…

…PROBLEMONE!!!

All’ingresso, quando vedono la lettera e la mia attrezzatura fotografica ci bloccano. Non possiamo effettuare alcuna ripresa video o foto. Paula cerca di farsi spiegare ed alla fine ci dice, con notevole disappunto che: possiamo entrare, posso fotografare ciò che voglio ma non è possibile fotografare Lenita all’interno del Pantheon. Assurdo!
E come faccio a fotografare una fadista…senza fadista?
Paula è visibilmente innervosita. Discute, chiede, insiste. Ed alla fine, da grande gladiatorie, la spunta. L’unico tassativo divieto riguarda l’impossibilità di fotografare la tomba di Amália.

Finalmente Lenita ed io riprendiamo il lavoro all’interno del Pantheon. Fortunatamente, non c’è vento dentro. E quindi riesco a costruire le foto con un po’ più di accuratezza. Anche con Lenita tutto sembra migliorare con il trascorrere dei minuti. Aumenta la fiducia reciproca, ci si rilassa, si parla, si scherza ed il lavoro risulta più fluido.

Prima di salire sulla terrazza, da dove si gode di una vista mozzafiato sulla città, ci fermiamo per qualche minuto sulla tomba di Amália. E la voce di Amália, come per Magia, inizia a riecheggiare ed a rimbalzare da un angolo all’altro, riempiendo di Armonia e Saudade questo incantevole posto e scaldando i Cuori di noi, amanti del Fado.

Sulla terrazza il vento è ancora più forte ed è inutile rimanere qui a lungo. Dopo avere finito la visita al Pantheon usciamo. Ed è ora dei saluti.
Lenita, ci invita ad andarla a sentire suonare stasera o domani sera alla Casa di Fado “O Faia”. A proposito: “O Faia” è stato in assoluto il primo locale dove sono stato a Lisbona, lo scorso maggio. E non avevo la minima idea che dietro quel piccolo bar delle belle vetrate si celasse una Casa di Fado così rinomata.
Oggi, i saluti riguardano anche Paula. Dopo quattro pomeriggi fantastici, infatti, Paula ed io non ci vedremo più (per questo viaggio). Sono stato veramente bene in sua compagnia ed ho imparato molto. Grazie, querida amica.

Angela Susana ed io, quindi, ci rimettiamo in cammino. A piedi, per le vie dell’Alfama. Raggiungiamo la piazza dove si svolge la Feira da Ladra (un mercatino delle pulci) e poi la chiesa di São Vicente de Fora. Oggi pomeriggio la pioggia inizia a farsi presente con piccoli scrosci ad intermittenza.
Dopo una breve sosta in un bar, ci rendiamo conto, come per magia, che ci troviamo in un punto molto importante per noi amanti del Portogallo e del Fado. Questo è il luogo in cui l’Elettrico 28 (il tram più famoso ed importante di Lisbona) viaggia su un solo binario tra le strade dell’Alfama. Ed è qui che alla fine del film Lisbon Story (del regista Wim Wenders), Fritz (Friedrich) e Winter cercano di riprendere il “28″ facendosi quasi investire.
Ricordi… Memoria… Incanto… Sogno… Bellezza…

La pioggia, che continua a scendere giù all’improvviso ci bagna. Scorre sulle nostre teste portando via tutti i nostri pensieri. Quelli belli e quelli brutti. E ci lascia, meravigliati a godere dell’Incanto e della Magia che provengono da questa città.

Di nuovo al Rossio, le nostre strade si separano nuovamente. Stavolta però, almeno fino a domani mattina. Angela, infatti, questa sera sarà con Lurdes alla “Gondola” per una serata a base di Buon Jazz, Buon Cibo, Buon Vino. Io non posso andare (con mio immenso dispiacere, ma non preoccuparti cara Lurdes… la prossima volta ci rifacciamo). Stasera e domani ho previsto foto nel Bairro Alto, alla ricerca di emozioni, istanti, visi e voci da immortalare dentro una macchina fotografica. Susana si è offerta di accompagnarmi e questo mi fa molto piacere.

Ma, diciamolo pure, questa non è la mia serata fortunata. Un istante prima di uscire dall’hotel, infatti, si scatena il più classico dei temporali. Vabbé, penso ingenuamente, durerà poco. Con il taxi arriviamo al Largo do Chiado (altro punto di incontro strategico qui a Lisbona). Per quaranta minuti rimaniamo sotto la tenda di un negozio di abbigliamento. Pioggia a secchiate, senza sosta.
Quando la pioggia cala di intensità ci rendiamo conto che siamo completamente bagnati, fino alla vita. In queste condizioni (freddo e tanta umidità, ho i piedi a mollo, nelle scarpe), non ho voglia di girare nel Bairro Alto alla ricerca di locali dove poter fotografare. A questo punto, l’unica cosa che voglio è fermarmi in un posto, mangiare qualcosa di caldo, tornare in hotel e provare ad asciugarmi le ossa.

Cosa non si fa, per una passione.

Boa Noite.

Ivano C.

Day 4 – 30 agosto 2011

Praça do Comércio

Lisboa, 30 agosto 2011
Sono un po’ provato, lo ammetto. Anche se che sono trascorsi solo tre giorni (di cui il primo è stato un assaggio…). Ma l’esperienza che sto facendo è molta (ed incredibile). Per cui, vale la pena stancarsi un po’.

Visto che non ho appuntamenti fissati per la mattina (il primo è con Paula alle 16:00), decido di prendermela comoda. Quindi, faccio colazione in albergo, come una persona normale (anche se il termine normale, riferito a me, non suona proprio… normale!!!), e con mia gioia ho la prima sorpresa della giornata: Mino, un amico, mi avverte che anche Angela (una lusofila-impenitente…) si trova a Lisbona.

Ecco cosa mi piace: il piacevole imprevisto. Qualcosa che non ti aspetti e che muta, a volte involontariamente, ma in maniera positiva, la tua giornata.

Le mando un messaggio (anche lei è sorpresa) e ci diamo appuntamento per un caffé in Praça da Figueira. Gli incontri di questo tipo, cioè inaspettati, danno un sapore diverso a ciò che stai facendo… rendono tutto più leggero.
Lei è in vacanza, anche se parlare di vacanza per chi soffre di Saudade do Portugal è riduttivo. Quindi provo a riformulare. Angela è “tornata” nei posti che la fanno sentire bene.
E pensare che non avrebbe dovuto essere a Lisbona, oggi. Ma il caso ha voluto (sottoforma di una piccola disavventura al suo ditone del piede) che lei rimanesse ancora qui. io però, difficilmente credo al caso. Il destino, anzi “O Fado”, ci ha messo lo zampino. Ne sono certo.

Un caffé… due chiacchiere… quattro passi fino alla Sé… e poi via ad incontrare un’altra “nuova” (per me) amica: Lurdes. Una portento di donna, con una vitalità incredibile. Ci scorrazza a bordo della sua auto fino a luoghi molto belli della città, ma difficilmente raggiungibili a piedi. Incluso l’acquedotto di Lisbona, che da vicino fa un certo effetto!!!
Fa una telefonata per avvisare il ristorante che stiamo per arrivare. E ci porta in quello che fu il primo ristorante italiano in Portogallo: La Gondola.
Adesso, però, è un ristorante portoghese (senza cattiveria, ma non sono venuto qui per mangiare italiano…). Non avevo il minimo dubbio che avremmo mangiato bene e bevuto ancora meglio (Lurdes, sei una vera buongustaia). Ma la vera sopresa (la seconda del giorno) è lei: Lurdes. Una donna che “ha vissuto”, piena di Forza, Energia. Una donna decisa, Viva. Ci racconta, dietro le domande di Angela e mie, la sua vita. Specialmente la parte antecedente il 25 aprile del 1974, giorno della “Rivoluzione dei Garofani” che ha segnato la fine della dittatura in Portogallo.
I suoi racconti, i suoi aneddoti, sono per noi un autentico tesoro. Capire, da chi lo ha vissuto, quel periodo è stato molto utile per inquadrare ancora di più un Paese ed il suo Popolo.

Mi riaccompagna quindi verso il Miradouro de Santa Luzia, dove ho l’appuntamento con Paula e con un altro fadista: Miguel Brito Rebelo. L’idea, oggi, è di fare qualche foto al Belvedere, che offre l’ennesima meravigliosa vista sulla città, e poi dirigerci all’interno del Castelo de São Jorge.
Miguel arriva accompagnato dal figlio, Tomás 12 anni. Lo shooting ha inizio e piano piano la tensione si scioglie. Riusciamo a trovare differenti situazioni, alcune anche di vita quotidiana scattate tra i vicoli dell’Alfama. Arrivati all’entrata del Castello, mi rendo conto di quanto la lettera di presentazione, che mi ha dato l’Ufficio del Turismo di Lisbona, ha effetto. Entriamo in 6 con un biglietto, a costo ZERO, di tipo giornalista. Scatto di continuo lungo le mura esterne del Castello, che offrono una vista impagabile specialmente a quest’ora del pomeriggio su Lisbona, e poi sopra il muro interno del castello. E tra uno scatto e l’altro Miguel ed io parliamo, ridiamo, ci confrontiamo. Come buoni amici. Ancora feeling…

La compagnia si scioglie subito fuori le mura, augurandoci di ritrovarci al più presto. Come Cavalieri che partono per una nuova missione, Angela ed io decidiamo di incamminarci a piedi verso il Rossio, dove anche le nostre strade si divideranno per un’ora circa. Prima però ci concediamo il fantastico lusso di una birra nella zona pedonale di Lisbona, Rua Augusta. Qui, per qualche minuto si ferma a parlare con noi uno dei vigilantes della mostra sul Fado che, riconoscendomi, mi saluta ed inizia a raccontarci qualche aneddoto circa gli artisti che erano esposti alla mostra.
Angela ed io ci salutiamo dandoci appuntamento dì lì ad un’ora per andare insieme al Clube do Fado.

Questo viaggio l’ho pensato come un’esperienza personale e solitaria. Ma l’incontro casuale con Angela, che come me ama queste atmosfere, ha reso il mio soggiorno a Lisbona, speciale.

Al Clube do Fado, facciamo subito la conoscenza con Mario Pacheco, chitarrista e proprietario del locale. Un po’ rammaricato ci dice che questa sera, causa gruppo di 30 persone, ha difficoltà a trovarci un tavolo in sala. Quindi dobbiamo accontentarci del piano di sopra, riservato solitamente agli artisti. A noi sta bene, anche perché ci permettono di entrare in sala durante le esibizioni. Subito dopo la prima esibizione, però, si libera un tavolo (!!!) proprio vicino ai cantanti: che gran colpo di fortuna! Peccato, però, che quasi tutta la serata, musicalmente parlando, sia rovinata.

Piccola parentesi romantica:
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Nelle Case di Fado, durante le esibizioni,
le luci vengono abbassate (quasi a zero)…
le posate smettono di far rumore…
ed i bicchieri smettono di tintinnare.
Si odono solo gli strumenti,
le voci dei fadisti,i sospiri di chi ascolta
e cento cuori in attesa di un’emozione.
Spesso si sta ad occhi chiusi,
come se le orecchie potessero diventare la Porta,
l’unica Via diretta al profondo del Cuore.
Se invece si riesce a stare con gli occhi aperti,
anche solo per pochi istanti,
può capitare di scorgere il riflesso di qualche lacrima
sgorgare da visi sognanti e rapiti…
Perché anche questo è FADO…
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Fine parentesi romantica… andiamo avanti.

Tornando a noi, dicevo, la serata è in parte rovinata del gruppone: urlano in maniera sguaiata, strepitano, applaudono prima che gli artisti abbiano finito il loro pezzo. Come fossero ad un concerto rock qualsiasi.
Ed, a volte, può capitare che gli artisti si stizziscano. Perché non viene rispettata la ritualità che si cela dietro questi momenti magici.

Anche stasera scatto non solo durante le esibizioni, ma anche durante le pause. Però meno del solito, complice anche un po’ di stanchezza che inizia a farsi sentire.
Mi ritrovo a parlare di nuovo con Miguel Capucho, il quale mi conferma che questa sera, per ultima, si esibirà Cuca Roseta. L’esibizione di Miguel non è risparmiata dal disturbo del gruppone che però, per nostra fortuna, se ne va prima che Cuca entri sulla scena.
Cuca, una giovanissima cantante. Donna dalla voce molto intensa. Mentre canta la sua espressione muta e sul suo volto le si disegna un’aria seria, quasi grave. Che però crea il giusto pathos. E, questa volta, quando non scatto, faccio fatica a tenere gli occhi chiusi, perché Cuca, oltre ad essere molto brava, è bella ed affascinante.

Poco prima di lasciare il locale, mi vengono a salutare i 2 ragazzi tedeschi incontrati la sera prima al Bacalhau. Sono contento che abbiano seguito il mio consiglio e mi fa piacere rivederli: nuovi volti familiari. Quasi come un rito… scatto loro un paio di foto con la promessa che gliele invierò una volta rientrato in Italia.

Nel tragitto a piedi verso il Rossio, e prima di rientrare stremato in albergo, mi fermo a scattare foto notturne qui nel cuore dell’Alfama.
Foto notturne rubate in silenzio…
Bisogno di Fado…

Boa noite…

Ivano C.

Day 3 – 29 agosto 2011

Miradouro da Graça

Lisboa, 29 agosto 2011
Approfitto di ogni minuto libero per aggiornarti, caro diario. Altrimenti rimango indietro, troppo. E rischio di “perdermi” di nuovo e di non riuscire a fissare, sulla carta, tutte le sensazioni che mi assalgono. Tutto il turbinio di emozioni che si forma dentro la mia testa e dentro il mio cuore.
Anche se, a dire il vero, utilizzare i momenti liberi vuol dire togliere tempo a questa città. Vuol dire perdersi le mille sfumature di questo luogo mutevole. E non vorrei che ciò accadesse…

Mi sveglio tardi. Tardi per l’appuntamento, anche se ho dormito poche ore. Mi preparo in fretta e furia ed esco dall’albergo senza fare colazione. Però, arrivato in Praça da Figueira, non riesco a non concedermi 5 minuti di sosta alla Confeitaria Nacional. Questo posto, per chi non lo conosce, è uno dei MUST di Lisbona. Qui, insieme alla Antiga Confeitaria de Belém, si possono mangiare (secondo il mio modesto appetito) i migliori Pasteis… Sicuramente ce ne saranno anche altri… ma questi ve li consiglio caldamente. Anche per l’atmosfera che si respira in questi due storici locali.

Uscito dalla Confeitaria, mi fermo a guardare l’andirivieni dei portoghesi e dei turisti che già affollano il Rossio. E sorrido. Non so veramente il perché. Ma la sensazione in bocca è di buono…

Arrivo alla Sede dell’Ufficio del Turismo di Lisbona (che si trova in Rua do Arsenal, accanto alla Praça do Commercio) e mi incontro con Vitor. Inizia a chiedermi del progetto e parliamo di Fado, della (speriamo) mostra, del mio amore per il Portogallo e per la sua cultura.
Vitor mi assicura tutto il supporto di cui ho bisogno per portare a termine “l’impresa” (non dimentico il termine “impresa”, visto che è la mia “prima volta”). Questo supporto, comprende anche una lettera “magica” di presentazione e raccomandazione affinché musei, locali e monumenti mi diano l’aiuto che mi occorre…
E chi se l’aspettava un trattamento del genere.
Sono commosso.
Vitor, inoltre mi chiede di fargli sapere tutti i posti (case di fado comprese) che vorrei visitare, fotografare. Per poter chiedere, per tempo, le autorizzazioni ed i permessi.
Cerco di far mente locale, ma è difficile. Il tempo che ho a disposizione a Lisbona non è poi così tanto. Ce la farò? Oxalá.

Lo stesso edificio dell’Ufficio del Turismo ospita una mostra temporanea che non posso assolutamente mancare di visitare: “Ecos do Fado na Arte Portuguesa”: inserita nell’ambito della promozione del Fado a Patrimonio dell’Umanità, questa mostra contiene riferimenti al Fado espressi attraverso le arti (pittura, scultura, fotografia, cinema…) nei secoli XIX-XXI.
E’ decisamente interessante, affascinante e cerco di fotografarla in ogni dettaglio, certo che poi potrò inserire qualche immagine nel mio progetto.
Mi convinco che dovrò tornare anche perché, dopo qualche giorno, può darsi che io abbia altre idee. Oppure che la veda con altri occhi, dopo essermi immerso nella città.

Esco e torno verso l’albergo per depositare il materiale che Vitor mi ha dato… quando mi accorgo che è tardissimo: mancano, infatti, venti minuti all’appuntamento con Paula, la persona che da oggi e per tre giorni mi accompagnerà a conoscere una serie di fadisti… ed una serie di luoghi…

L’incontro con Paula, nei pressi degli studi della RTP è di nuovo intriso di familiarità. Una sensazione che continua, istante dopo istante a farsi sempre più presente e che non mi ha mai abbandonato.
All’interno degli studi di RTP Internacional conosco anche Salomé e Virgilio, voci storiche della Radio Portoghese. Dopo qualche minuto, ho la sensazione di essere stato “adottato” da loro…

Finalmente, loro. I protagonisti dei miei scatti di oggi pomeriggio: Milene e Cristiano, due giovanissimi fadisti. Loro sono abbastanza agitati (ed io… con loro) e forse un po’ imbarazzati. Scattiamo sia all’interno degli studi, sia nel Museo della Radio Televisione, sia in un giardino lì fuori. Cerco di cogliere il momento, l’attimo. Chiedo loro di concentrarsi… come se stessero iniziando a cantare. Sperando così di tirare fuori le “espressioni” che sono proprie del loro essere “fadisti”.
Prima di andar via, Virgilio mi mostra un grammofono… Cosa c’è di strano, penserete voi. Beh, la Magia sta nel fatto che il grammofono viene fatto funzionare ed il 78 giri che “canta” è una splendida versione di ” ‘O sole mio” eseguita da Tito Schipa. Canto-Incanto.

E’ l’ora di congedarci. Sorrisi, abbracci…e la promessa, quando torno (torno, torno, state tranquilli!!!) di chiamarli e di venirli a trovare.
Sono veramente commosso.

Paula ed io partiamo alla volta dell’Alfama (dove lei è nata e cresciuta), per l’incontro con Nuno da Câmara Pereira (che, mi dicono, è una persona… “tutta d’un pezzo”…). Arriviamo prima del previsto e ne approfittiamo per girovagare tra i vicoli dell’Alfama. Un quartiere che nasconde, in ogni viuzza, dietro ogni angolo, brandelli e storie di vita.
Ed allora, cosa posso desiderare di più che “vivere” questo luogo con una persona che l’ha respirato per anni? Ci fermiamo in un bar, aspettando l’ora dell’incontro con Nuno. Ci raggiunge un negoziante di scarpe, vecchio amico (quasi un “fratello”) del papà di Paula. Si siede con noi ed inizia a parlare con Paula.
Capisco ben poco di quello che si dicono, ma rimango incantato a vedere quel volto segnato dal tempo. Tutte le sue rughe mi parlano. Ogni sua espressione mi comunica.
Emozioni sospese.
Mi scopro a sorridere al volto di quest’uomo che, per una strana alchimia, non mi risulta più tanto estraneo…

Incontriamo Nuno. Si rivela una persona alla mano, affabile, ed estremamente affascinante. I suoi occhi chiari sono espressivi. Mi aiuta moltissimo durante lo shooting, parlando anche in italiano.
Ho notato che i portoghesi, una volta che capiscono la mia nazionalità, preferiscono che io parli in italiano, piuttosto che in inglese. Ma d’altronde, essendo due lingue di origine latina, forse hanno ragione loro perché la comprensione risulta più semplice…
Lo scenario dello shooting si snoda tra i vicoli dell’Alfama, specialmente intorno alla Igreja de Santo Estêvão, e va abbastanza bene.

E’ pazzesco come, spesso, ti ritrovi in un punto della città che offre degli scorci meravigliosi sui tetti. E se sei nelle ore giuste, al mattino presto o nel tardo pomeriggio, si ha l’impressione che tutto si animi e prenda fuoco…

Sono le sei. Saluto Nuno e Paula. Sarei dovuto andare a vedere lo spettacolo “Fado in Chiado” al Cine Theatro Gymnásio (teatro tra i quartieri del Chiado e del Bairro Alto), ma durante gli scatti del pomeriggio mi sono reso conto che una delle batterie della fotocamera è terminata e non vorrei rimanere “a secco”, proprio durante lo spettacolo. Avviso Vitor e decidiamo di riprogrammare la visita per uno dei prossimi giorni…
Uff… quante cose ancora da fare… il tempo vola.

In albergo ho il tempo per mettere in carica le batterie e mi collego ad internet. Mi rendo conto che, le foto che sto facendo con il cellulare e che posto su internet (sono le uniche che vorrei mettere), tra i miei amici stanno riscuotendo un po’ di gradimento. Qualcuno, che non sapeva del mio viaggio, incuriosito mi chiede… Sono contento…

Stasera, l’appuntamento è alla “Casa de Linhares / Bacalhau de Molho“, sempre nell’Alfama. Questo locale, però, già lo conosco. Ci ero stato nel mio precedente viaggio, lo scorso maggio. E ne ero rimasto affascinato…
Arrivo, mi presento (stavolta mi rendo conto che capiscono chi sono e che mi stavano aspettando) e mi fanno accomodare proprio davanti al punto dove canteranno i fadisti. Dopo un paio di minuti, faccio la conoscenza con Pedro Guerra, musicista e responsabile del locale, che mi racconta il programma della serata: Jorge Fernando, Raquel Tavares, Fábia Rebordão. La serata, dal punto di vista fotografico, penso sia abbastanza positiva… e dal punto di vista musicale… lo è ancora di più. Da brivido è il duetto, alla fine, che Fábia e Jorge ci regalano su di un brano scritto… da Jorge per due voci: “Vida”. La voce di Fábia risuona potente all’interno del ristorante ed arriva dritta al mio stomaco… Rimango senza fiato…
Peccato solo che il locale, forse perché è lunedì, è semi deserto. Una coppia di musicisti tedeschi, che stava cenando nel locale, mi sorride ed inizia a chiedere informazioni sul mio lavoro… Dopo due chiacchiere, e dopo avergli scattato qualche foto, gli suggerisco (se ne hanno la possibilità) di trovarsi l’indomani sera al Clube do Fado: Cuca Roseta… non va persa!!!

Anche questa giornata è trascorsa e sta volgendo alla sua fine. Stanco, ma PIENO, torno in albergo con la consapevolezza di aver dato il massimo e con la certezza che amo questa città e questo popolo… e che il sentimento è ricambiato…
D’altra parte, è scritto anche sui muri: LX loves Me.

Ivano C.

Day 2 – 28 agosto 2011

Coimbra, 28 agosto 2011
Ricordi vividi, di luoghi sconosciuti. Ma vivi dentro me.
Sensazioni ed emozioni si accavallano, donandomi il Senso di questo Viaggio.
Volti mai visti, ma familiari.
Tutto si delinea chiaro, nella mia mente, come il paesaggio rischiarato da questo sole.

Ho guardato le foto che ho scattato ieri e non sono per niente contento. Temo che dovrò chiedere di tenere le luci più alte, nelle case di Fado, altrimenti il rischio è quello di sprecare molto tempo e molto lavoro. Speriamo bene…

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A Coimbra
Mi hai accolto con il blu del tuo cielo,
soffiando via l’oscurità che mi circondava
.
Ho attraversato, lento, il tuo Mondego,

solo per immergermi nel flusso dei tuoi pensieri.
E nel centro del tuo Cuore mi sono (ri)trovato,
a vivere “O FADO” che mi attende…

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Lisboa, 28 agosto 2011
Sono tornato, finalmente. Mi sembrava una vita. Tante cose sono successe da allora.
Sembra un secolo, a volte. Sembrano pochi giorni, altre. Ed invece sono trascorsi 3 mesi.
Ne sono certo: Lisboa é a minha cidade.
Arrivo in albergo e mi sistemo… mi rilasso il giusto. Il tempo di prendere fiato a pieni polmoni e partire. Con un taxi arrivo al Museo Do Fado. Eccoci qui…. si inizia a fare sul serio con il progetto. Piccolo intoppo: nonostante il mio programma dicesse il contrario, al Museo non mi stavano aspettando. Ma con un paio di telefonate tutto si sistema al punto che… “Ivano, fai come vuoi e come devi. Questa è la tua Casa!” Che dichiarazione! Sono emozionato.
Lascio passare qualche minuto, cercando di respirare a fondo e di cogliere il giusto istante per partire. Nel frattempo, scopro che alle 16:30 ci sarà la visita guidata e successivamente il concerto di un fadista, Duarte Coxo.
Pranzo alla caffetteria e mi metto al lavoro, in maniera meticolosa, forse troppo ora che ci penso (!!!). Cerco anche di coinvolgere gli altri turisti che stanno visitando il museo, che stanno entrando a capire i segreti di questa parte di “Alma Portoghese”. Scambio 2 chiacchiere e faccio delle foto ad Andrea, una musicista tedesca, ed a due ragazzi turchi che vivono in Svezia. Mi chiedono, si informano, si fanno coinvolgere, mi sorridono e promettono che mi scriveranno.
Lo spero, perché anche questo mi sta portando questo Viaggio: il contatto umano. Persone che parlano con me sicuramente incuriositi da ciò che sta facendo questo personaggio bizzarro, che porta con se non la semplice “fotocamera”. Ma poi si cerca di capire di più. E di carpire, soprattutto, i motivi che mi hanno spinto ad intraprendere questo progetto.
Non riesco a finire il giro del museo perché sta per iniziare la visita guidata e voglio scattare delle foto anche in questa situazione: con il pubblico che ascolta.
Poi al centro del pian terreno, di fronte ad un pannello che ritrae i grandi fadisti, inizia il concerto. Duarte Coxo è il cantante: un ragazzo molto giovane e con una bella voce, accompagnato da 2 musicisti (chitarra portoghese e viola). Scatto foto, ma ogni tanto mi fermo. Non voglio perdermi la Magia di questi momenti. D’altronde, sono qui anche per questo… Dopo la fine del concerto, il museo chiude. Ma io rimango all’interno perché voglio scattare ancora qualche foto a Duarte nel museo. Alla fine ci scambiamo i contatti e Duarte mi fa capire che potrebbe aiutarmi a portare la mostra ad Evora, la sua città. Cerco di non pensare già a questa eventualità. Non voglio volare troppo in alto con la fantasia e devo fare un passo alla volta.
Però tutto sembra andare per il verso giusto.
Vado via, verso l’albergo, ma so che tornerò perché non ho finito di scattare le foto in tutto il museo.

In albergo, ho giusto il tempo di farmi una doccia e riparto immediatamente alla volta dell’Alfama. Con la metropolitana arrivo al Rossio e subito sono letteralmente colpito, affascinato, ammaliato dallo spettacolo che mi si para davanti: la Luce di Lisbona. Con lo sguardo rivolto verso il Bairro Alto, ed il Convento do Carmo, rimango a bocca aperta ad ammirare la qualità e la quantità di blu che il cielo mi offre. Dopo aver sognato su questo cielo, mi avvio verso “Clube de Fado“, una delle Case di Fado che avevo scelto per scattare dal vivo.
Mi aspettano, ma… ma… ma non mi aspettavano. Ci deve essere stato, infatti, qualche probelma di comunicazione con l’Ufficio del Turismo. Ma anche qui non mi fanno nessun problema dopo che gli spiego il mio progetto e gli mostro la lettera di credenziali che l’Ufficio del Turismo Portoghese di Milano mi ha rilasciato.
Anche sul “problema” delle luci troppo basse riusciamo a trovare un accordo. Durante la prima canzone di ogni esibizione, le alzeranno un po’ di più. Bene!
Prima di iniziare vado a conoscere, nel backstage al piano di sopra del locale, 3 dei quattro cantanti che si avvicenderanno nella serata: Célia, Cristina e Cristiana. Oltre alle foto fatte durante le (molto belle) esibizioni, riesco anche a scattare qualche foto di backstage. Alla fine, mi ritengo soddisfatto.
Prima di andare via, scambio qualche parola anche con Miguel, il quarto fadista della serata il quale mi avvisa che probabilmente due sere dopo al Clube Do Fado canterà CUCA ROSETA!!! Devo assolutamente tornare, non posso perdermi questa occasione. Domani ne parlerò con Vitor (dell’Ufficio Turismo di Lisbona), per ottenere di nuovo il permesso.

Stanco, ma eccitato per la splendida giornata, mi avvio verso l’albergo.
Mi rilasso cinque minuti sul balcone ammirando la città e pensando alla giornata…
scarico le foto…
e mi spengo. Beato

Ivano C.

Day 1 – 27 agosto 2011

Coimbra ed il Mosteiro

Milano, 27 agosto 2011
Ho ancora un senso di paura, addosso, ma non so spiegarmi bene il perché. Eppure sto andando incontro ad un progetto che ho sognato, che ho voluto, per cui ho discusso e per il quale mi sono messo in discussione.
Spero di non avere più tempo per “ascoltare” le mie paure. Spero che questo viaggio mi faccia (ri)trovare. Spero di incontrare il “nuovo”. Spero…

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Solo il Rumore del motore, nella mia testa,
ed echi di fado lontani.
Cerco di sgombrare il resto,
per far posto al Nuovo.
Silenzio, non Assenza.
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Porto, 27 agosto 2011
Sono sul treno per Coimbra. Non sono riuscito a scrivere prima, perché ho fatto tutto di corsa. Dall’uscita dell’aeroporto, fino alla stazione della metropolitana. In 40 minuti sono arrivato alla Estação de Porto Campanhã ed ho fatto appena in tempo a comprare il biglietto ed a salire su questo treno. Altrimenti, avrei dovuto aspettare per un bel po’, visto che oggi è sabato.
Il treno sta uscendo lentamente da Porto e la vista della città è qualcosa che dimenticherò difficilmente…
In questo momento, forse, mi sto perdendo qualcosa di molto divertente. C’è una signora che sta letteralmente “urlando” al telefono da circa 5 minuti. Tutti intorno a me ridono. Io non capisco, ma le risate sono troppo coinvolgenti e mi contagiano.

Coimbra, 27 agosto 2011
Arrivo in albergo e mi riposo un po’… ho il fiato rotto dall’emozione di trovarmi qui. Mi verrebbe da dire, di nuovo. Come se non fossi mai arrivato qui per la prima volta.
Guardare, dalla riva sinistra, il Mondego che scorre lentamente e sapere che dietro, dall’alto, la città ti osserva, ti abbraccia, ti consola… tutto questo vale il prezzo del biglietto.
Questo sarà anche il viaggio degli incontri aspettati ed inaspettati:amici portoghesi che conosco “virtualmente” e forse qualche “straniero” (italiani compresi) innamorato del Fado e per questo pieno di Saudade.
Pranzo sul fiume e poi via! …a fare un giro di perlustrazione. Il ponte Pedro e Ines, il Mosteiro de Santa Clara-A-Velha, il centro storico, la Sé…
Riesco, perfino a fare il mio primo incontro con 2 studenti (un uomo ed una donna) vestiti di tutto punto con la cappa. Wow, che emozione!!!
Torno un po’ in albergo prima di uscire per cena con Susana e Sónia. Andiamo al Diligencía Bar, un locale dove si mangia e si canta il Fado. Ma non solo quello di Coimbra. Qui si improvvisa, si cerca la complicità degli avventori, si mangia, si beve, si ride, si canta e si entra a far parte sempre di più di quello strato sociale, di quel tessuto vivo e pulsante fatto di persone che amano e vivono con il Fado dentro: FADO EM MIM!

Ivano C.